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Pagina di Nemo

NEMO

Personaggio introverso e misterioso, Nemo è un artista materico che si esprime attraverso la ricomposizione, l’incontro e l’incastro di materiali di recupero dove la materia rude e inerte diventa un messaggio di estrema speranza nel perpetuarsi della caducità della vita, un urlo disperato soffocato dalla pesantezza del suo mezzo e della sua voce afona.

Nemo diventa il pretesto per dare vita ad altro fuori da sé con una trasposizione fatta di oggetti inconsueti e forme inaspettate, grottesche, inquietanti, pregne della loro possenza, della profondità di forte messaggio di richiamo alla vita, al suo peso, al valore infinito, al suo temporale scorrere, sotto l’enorme fardello della gravità e della staticità.

Punto chiave è l’incontro: del caso con la necessità, dell’opera inconsapevole del tempo e degli agenti naturali con quella dell’artista, l’incontro tra la lentezza della corrosione e del consumo che fa l’acqua con l’istantaneità del calore della saldatura, l’unione degli urti della caduta in disgrazia di un oggetto e della sua resurrezione, la sovrapposizione tra le superfici grezze e libere e l’ordine essenziale di forme e linee, l’incastro tra ferro e legno, tra ferro e ferro, tra ferro e altri materiali, nello sforzo di una possibile sintesi operativa ed estetica tra elementi naturali e l’essere pensante.

L’atto creativo parte da una fase di ricerca, ascolto e osservazione, necessari per trovare, sentire e capire quello che l’ oggetto scovato ha già celato in sé, percepire ciò che suggerisce in modo più o meno esplicito per farlo assurgere a nuova identità, in altro tempo e altro luogo. A cui si aggiunge l’intervento attivo della mediazione dell’artista, di necessità per lasciare il proprio segno come un atto inevitabile più che ricercato.

Dalla casualità si arriva al rigore della connessione impostata: da lì si riparte costruendo un discorso che inizia per non terminare né ora né mai, né in nessun luogo, in continua ripresa. Vita e materia si incontrano fuori da ogni tempo, nel viaggio dell’incessante andare e tornare: e la mano dell’uomo guidata da nuova prospettiva di forma e vita, anelita con regole proprie da riportare altrove. L’utilizzo del materiale che ha una sua vita precedente contribuisce a creare pezzi unici dove la componente estetica ha un rilievo che va al di là della funzione d’uso.

Nemo, nome d’arte di Andrea Giovanni Zaccaria, nasce a Milano l’8 Agosto 1966.

Studi di Scienze politiche alle spalle, con approfondimenti nel campo della musica, dell’arte e della scrittura poetica, alla continua ricerca della propria dimensione, nel 1998 partecipa ad un seminario-master sulla filosofia nell’arte, tenuto da Jean Baudrillard, Paolo Fabbri e Joseph Kosuth che segna definitivamente il suo modo di essere.

Nel 2000 apre un laboratorio artistico per la creazione di opere a partire da materiali di recupero, principalmente scarti di ferro ruggine, legni e sassi di mare, e inizia un attività di ricerca sulla fotografia “in bidimensione” dove tende a perdere la spazialità della profondità della terza dimensione.

Vince il concorso Subway 2006 per al scrittura poetica e viene editato da Saggiatore in una raccolta dei vincitori del premio dei precedenti tre anni.

In passato ha partecipato a una mostra collettiva presso la galleria Aus 18 e una personale presso il laboratorio Il Cancello a Milano, ma solo recentemente ha compiuto il passo definitivo del suo essere artista decidendo di essere finalmente pronto a raccontare e far conoscere la sua arte e il suo mondo.

MOSTRE

Luglio 2008 ‘Modularte: Libero Spazio in Libera Mente’, Esposizione Internazionale di arte contemporanea, Immagine Colore Ars Habitat, Palazzo Spinola di San Luca ex Ratto-Picasso, Genova
2008-2009: ‘Note di tango’, Virtuale Collettiva, BluArte
6–16 Settembre, Luci d’Artista, Chiostro San Paolo, Ferrara
6-30 Settembre, Incontro dei Sogni, collettiva di Arte Contemporanea, Cupra Marittima, Ascoli Piceno
20 Settembre – 5 Ottobre 2008: ‘Cromatismi e Sensibili forme nella Comunicazione Visiva’, Museo Flavio Roma di Villa Serra, Immagine Colore, Genova
5-12 Ottobre, Biennale di Ferrara, Art/chitetture e Paesaggio urbano
8-16 Novembre 2008, Paesaggi dell’Inconscio, Collettiva, Galleria d’arte il Bracolo, Roma
14 Novembre -2 Dicembre 2008, Geometrie dell’Intelletto, Caffè Letterario, Roma
28 Febbraio-13 Marzo 2009, Volti e Storie, Galleria Il borgo, Milano
26 Febbraio 2009, Suoni Dipinti, Collettiva Virtuale su Bluarte
Febbraio 2009, I° Concorso Fotografico dell’Associazione Culturale Omen Nomen, Roma
4-19 Aprile, I Concorso Internazionale di Arte Contemporanea e Mostra Villa Serra, a cura di Immagine Colore
23 Maggio-6 Giugno I Concorso Internazionale di Pittura e Scultura, Arte e Benessere, Archy Gallery Milano
16-30 Giugno, Esposizione internazionale di arte contemporanea “E IL NAUFRAGAR M’È DOLCE…”, Immaginecolore.com, Sanremo
18-21 Giugno, Nemo da Nemo, Antologica, Studio V. Ofanto 24, Milano
3-18 Luglio, Esposizione internazionale di arte contemporanea “SPAZI E SILENZI”
15 Ottobre-6 Novembre 2009, Vin Arte Mostra Internazionale di arte Contemporanea, Archy Gallery, Milano
Ottobre 2009, La città Ecocompatibile, Como, Nemo, Fabbro Poeta
3-23 Dicembre 2009 Archi Gallery, Mostra Mercato d’Arte Natalizio, Milano
12-31 Dicembre 2009, Immaginecolore.com, Merce di Scambio, Mostra mercato d’arte internazionale, Sanremo
10-23 Dicembre 2009, Nemo, Studio laboratorio, Esposizione Arte Contemporanea, Milano
23 Marzo- 3 Aprile 2010, InArte, Collettiva, Galleria "Sassetti-L'Isola d'Arte" Milano

Le sue opere foto e i suoi scritti possono essere visionati sul suo sito personale www.nomenemo.com . Recapiti c/o Letizia Pini, Relazioni Pubbliche e Comunicazione, Via Veneto 9, Peschiera Borromeo, 20068 Milano, www.letiziapini.com info@letiziapini.com

NEMO: UN’ETICA SCOLPITA, 2008
Recensione critica a cura di Sabrina Falzone, Critico e Storico dell’Arte

Livide disgregazioni metalliche, arditi riassemblaggi materici e libere composizioni di matrice post-industriale costituiscono la piattaforma esecutiva dell’artista milanese Andrea Zaccaria, in arte Nemo, con il quale si afferma una nuova etica scultorea contemporanea, esasperata dalla forte riduzione segnica che si sostituisce al linguaggio retorico-descrittivo. Segni di un’ideologia innovativa, come frammenti della comunicazione artistica, le creazioni di Nemo appaiono plumbee e quasi intimidatorie.
L’opera recupera le storie del vissuto umano, il rapporto tra fisica e ‘non materia’, tra uso e consumo. Il quadro-scultura s’innesta, pertanto, sulle potenzialità espressive del metallo, sulle sue modulazioni formali e informali, senza perdere di vista il messaggio etico-didascalico.

NEMO, 2008
Recensione critica a cura di Emanuela Dho, giornalista, curatrice e critico d’arte

Nemo, cioè Nessuno, il nome dietro cui Ulisse celò la propria astuzia, il nome grazie al quale sconfisse il gigante Polifemo, accecando il suo unico occhio e proseguendo, così, il proprio viaggio oltre i confini della conoscenza. Allo stesso modo, l’artista Nemo sbaraglia la miope sensibilità di questo tempo, quasi prendendosi gioco della forma, e nella sua fotografia propone una concitata visione ravvicinata, che sovverte i canoni tradizionali dell’immagine fotografica, rintracciando, nella frammentazione del particolare, l’essenza autentica di una realtà che oscilla tra le dimensioni, persa e ritrovata – mai uguale – nell’inarrestabile fluire del momento.
È un progetto ardito, che attraverso differenti tecniche e materiali ricerca un’identità svuotata dai significati nella caduca fisicità delle cose, destinate a morire e rinascere sotto nuovi aspetti, inconsueti e inaspettati. È l’incontro tra uomo e natura, tra l’artista e la materia, e il risultato è sempre una rivelazione: è il fuoco che Prometeo ruba agli dei per farne dono all’umanità immeritevole e impreparata. Così, gli “Oggetti illuminanti” di Nemo rischiarano le tenebre dell’indifferenza e guidano la mente oltre il sonno della ragione, sconfiggendo i mostri di una civiltà che non sa più fermarsi ad osservare.

DIMENSIONE ONIRICA E CATARSI, 2008
Recensione critica a cura di Sabrina Falzone, Critico e Storico dell’Arte

Oggetto di studio della ricerca creativa di Nemo, altrimenti noto come Andrea Zaccaria, è la natura, motore ispiratore e costante del suo intero percorso artistico.
L’artista lombardo osserva con curiosità innata gli abissi spazio-temporali tra la realtà oggettiva e la dimensione soggettiva del sogno. La materia, sobria e sincera, svela le traiettorie interiori della sua indagine visiva, caratterizzate da un’ideologia profondamente spartana.
L’oggetto illuminante Laurent Blanc mostra il sogno dell’uomo nell’aria, proiettandosi in una dimensione concettuale “altra”. Qui l’energia vitale viene sintetizzata come catalizzatore di sogni, illusioni, speranze, ma l’onirico prende il sopravvento in Brainsky, dove Nemo ritrova il senso profondo dell’esistenza nel terreno sconfinato della fotografia, mediante un processo umano catartico.

Mostra Internazionale d’Arte Contemporanea
“E il naufragar m’è dolce…”, 2009
Recensione critica a cura di Emanuela Dho, giornalista, curatrice e critico d’arte

Se, nella musica del linguaggio, i segni d’interpunzione sono le pause che scandiscono il ritmo, trasformando una cascata di suoni in limpida armonia, allo stesso modo l’arte di Nemo segna il tempo in un universo concitato e informe, ristabilendo un ordine poetico nel caos dominante sulla materia. Composizioni essenziali, costruite attorno ad un equilibrio sottile, intuizioni che spalancano lo sguardo su significati ancora non rivelati, dove la realtà si libera del superfluo, riscoprendo se stessa nell’energia sopita ma mai vinta della natura. Come ponti gettati da un lato all’altro della memoria, i lavori di Nemo raccolgono l’eredità di una storia millenaria, racchiusa nello spazio angusto di un sasso, un ramo, una tavola di legno, immobili testimoni dello scorrere ineluttabile della vita, cui queste creazioni hanno preso parte, in passato, sotto altre spoglie, per tornare a vivere oggi, nella forma immortale consacrata dall’arte.

Mostra Internazionale d’Arte Contemporanea
“Spazi e Silenzi”, 2009
Recensione critica a cura di Emanuela Dho, giornalista, curatrice e critico d’arte

Vi è una sorta di dilatazione spazio-temporale nelle opere di Nemo, un respiro ampio e ancestrale, un vento largo e immobile che trattiene memorie sublimandole in forme essenziali, astrazione assoluta che compenetra la carne della materia, non più simbolo né rappresentazione, ma realtà nuda che, spogliata dei relitti delle passate esistenze, si mostra nella trasparente verità dell’arte. “Prima che io nascessi” vibra nella linearità inattaccabile della geometria metallica del ferro, popolandosi di riflessi – spettri di un altrove ancora presente – che si riverberano di promesse, realizzate nell’incondizionata egemonia del rosso di un’autodeterminazione. In “Recesso mentale”, invece, l’artista sembra ripiegarsi in se stesso, seguendo il torcersi tormentato del metallo, il ritornare ciclico e ossessivo, il crudo operare del tempo sulle superfici scarnificate, corrose, ferite, tracciando i limiti di un proprio spazio nella piana sconfinata del pensiero. In questo, si staglia limpida la luce di “Attraversamento”, lampada – scultura che appare come una rivelazione, gettando un ponte tra le dimensioni, tra passato, presente e futuro, con la pura energia di una geniale semplicità, di una povertà dei materiali che fa da contrappunto alla straordinaria ricchezza delle idee.









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Personaggio introverso e misterioso, Nemo è un artista materico che si esprime attraverso la ricomposizione,…

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Post aggiunto il 20 Febbraio 2010 alle 15:21

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